Un ruolo più grande di lei, o di chiunque

Set 10, 2016 | Cambiamento | 0 commenti

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Non la conosco direttamente, ovvio. Ho accesso a quanto di lei è pubblico. Virginia Raggi è sulle prime pagine ogni giorno, di questi tempi. A quanto apprendo, ha 38 anni, ha cominciato a fare politica nel 2011, nel 2013 è in Consiglio comunale a Roma, oggi Sindaca. È sposata, ha un figlio, è avvocato. A quanto vedo, è una bella donna, sa parlare con efficacia e viene bene in un video.

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Mi sembra la storia di una persona che, per la desolante incapacità degli altri e l’insieme di diverse congiunture favorevoli, ha saputo o potuto fare una carriera strepitosa, prima di lei impensabile. E che ora si trova alle prese con responsabilità enormi e difficoltà che le franano addosso a valanga e tutti intorno a vedere che succede, aspettando il momento buono per approfittarne. Non intendo difenderla né attaccarla, non so chi sia. Può essere buona o malvagia, capace o incapace, responsabile o teleguidata, non ne ho idea.

Mi fa riflettere la sua situazione. Le riflessioni che mi vengono sono due, di taglio organizzativo, non politico (deformazione professionale, eh sì!).

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Uno

La sua storia l’ho vista molte volte, in molte aziende di ogni dimensione e specie. Qualcuno di improbabile finisce in un ruolo molto più grande di lui/lei. Ruolo importante, massima esposizione, massima responsabilità, massimo rischio di fallimento, massimo onore in caso di successo, tutto al massimo. Sebbene sproporzionato, il qualcuno accetta il ruolo. Il popolo intorno si divide: è una persona dal grande potenziale, è vero è in una posizione difficile ma era ora di cambiare, è brava/giovane/ha talento… eccetera i pro; è lì perché è l’amante di/la marionetta di/è sopravvalutata/ è incosciente… eccetera i contro. Il qualcuno comincia il lavoro e dopo poco finisce in un turbine di problemi che non sa affrontare. Un po’ perché il ruolo è più grande di lui/lei, un po’ perché oggettivamente è un ruolo molto complesso, il passato è un macigno, ci vuole più tempo, eccetera. Intorno, il popolo è ancora più diviso, i contro aumentano. Infine, la persona si brucia, peccato. In quell’organizzazione non cambia niente, vince il partito dell’inerzia, si è persa un’occasione. Eccetera.

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Due

La vera difficoltà da superare è formare una squadra valida. È vero ora per la Raggi, mi pare, è vero in molte delle storie aziendali che mi vengono in mente. All’inizio il leader improbabile è solo. Solo che da solo non può far molto, è un classico circolo vizioso. Non è che semplicemente ti puoi portare dietro il tuo team (qualcuno lo fa, con ovvie conseguenze negative) e forse se sei giovane come la Sindaca nemmeno ce l’hai un tuo team. E poi devi tener conto di molti interessi e contrastanti, tutti vogliono un posto, una poltrona. Eccetera. Questo è il problema più grande e non ha ricetta di soluzione, mi pare. Senza un buon gruppo direttivo, il ruolo è impossibile da ricoprire efficacemente, costruire un gruppo di persone competenti e che ci credono richiede tempo, il tempo non c’è, eccetera.

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I più si bruciano, in questa situazione non ce la fanno. Si spezzano, o spezzano l’ipoteca di fiducia iniziale, diventano una meteora e dopo un po’ nessuno se li ricorda più. Per loro, sarà stata una esperienza da seppellire, o da cui imparare qualcosa, forse un po’ di sano cinismo, o di umiltà.

Qualcuno comunque ce la fa. Qualcuno di sinceramente etico, sveglio, e solido. Ce la fa a superare i drammi del primo periodo, a dimensionare le aspettative proprie e altrui – si può rinunciare al desiderio di fare miracoli, e “accontentarsi” di fare bene o molto bene. Ce la fa soprattutto a circondarsi di persone nel complesso sane e capaci, con cui produrre concreti risultati. Alla fine, se ne andrà con la gratitudine e l’affetto di tutti. O resterà, rischiando di diventare un dinosauro.

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Su Roma staremo a vedere. Mi spiace sempre, comunque, vedere qualcuno bruciato. Mi fa sempre piacere, comunque, vedere che nasce un leader. Imperfetto come tutti noi esseri umani, ma leader. Staremo a vedere.

E se vi trovate alle prese con una storia così, nella vostra organizzazione, mi sento di dire di non remare contro per partito preso. In generale, abbiamo più bisogno di costruire, mi pare, di fare con chi abbiamo, di tentare un cambiamento anche se parziale o di parte, piuttosto che di demolire.

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