Stagioni di cambiamenti

Dic 28, 2015 | Cambiamento | 0 commenti

[vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”13417″ img_size=”large”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]

A noi umani il cambiamento non piace, soprattutto quello imposto dall’esterno, ma insomma, non ci piace un po’ in generale. Il nostro cervello funziona in maniera economica, cerca la standardizzazione, meccanizza per risparmiare energia. Siamo tutti, chi più chi meno, chi in un settore della vita chi nell’altro, guidati da abitudini consolidate. C’è chi fa sempre le stesse strade, chi fa le pulizie alla stessa ora, chi compra ogni settimana le stesse cose, chi va sempre in un paio di ristoranti, chi torna in vacanza ogni anno nello stesso posto, chi si lava sempre prima i denti e dopo si fa la barba, chi apre l’e-mail solo dopo il primo caffè. Sto bene lì, va bene così, mi piace.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Siamo capaci di consolidare anche quello che non ci fa stare bene, anche quello che non ci piace. Ci incancreniamo in cattive abitudini, ci autocritichiamo, autopredichiamo che è ora di smettere, ora di cambiare. Lo so, non mi fa bene. Lo so, somara io, asino io. E avanti così.

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Se fossimo animali predeterminati principalmente dagli istinti, la nostra programmazione genetica prescriverebbe piuttosto tassativamente cosa fare e come, un alce, un gatto, un animale  qualsiasi sta poco lì a pensare, fa quello che per natura sa e deve fare, più o meno. Noi umani ci siamo conquistati nei millenni una enorme possibilità di scelta, la predeterminazione genetica non è così tassativa, abbiamo molte più opzioni. Un alce può essere solo un alce, un gatto solo un gatto. Un umano può essere e diventare, beh, un bel po’ di cose. Non tutto, ma molte più strade gli aprono davanti. E ce lo dimentichiamo, e cementifichiamo abitudini, percorsi e procedure come se fossero predestinazioni biologiche. Anche quando stiamo male, o non del tutto bene. Anche quando viviamo lo svuotamento, la sclerosi della routine.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][ultimate_spacer height=”40″ height_on_tabs=”10″ height_on_mob=”10″][bsf-info-box icon=”dfd-icon-pencil_1″ icon_size=”32″ title=”Non siamo un alce, né un gatto” subtitle=”abbiamo enormi possibilità di scelta”][/bsf-info-box][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Spesso mi viene chiesto di aiutare persone aggressive sul lavoro, gente che tratta male gli altri, o che non sa coinvolgere e fare squadra. Ok, lo faccio volentieri. Non sono comportamenti utili, men che meno per il diretto interessato. Aiuto volentieri queste persone e questi team.

Ma la mia personale “battaglia” è contro la passività. Quella che intorpidisce le menti, che appiattisce, contro l’anestesia della mediocrità. Quando ci mancano slanci e rischi e salti stiamo più tranquilli, va bene, ma rinunciamo alla soddisfazione, al senso, al senso di compimento. Se giri sempre in tondo fai poca fatica ma non avrai il sobbalzo nel cuore arrivando in cima. La mia “battaglia” è contro il cinismo che l’abitudine nasconde, la sfiducia in se stessi e negli altri, la mancanza di voglia e di ambizione. Cosa desideri? Che vada tutto sempre così, che tristezza.

Lo so che c’è un valore anche nell’accontentarsi, o nell’umiltà. Ma o ne fai un capolavoro e diventa la tua grandezza, oppure è ristrettezza di vedute, vigliaccheria.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/4″][ultimate_spacer height=”50″ height_on_tabs=”10″ height_on_mob=”10″][bsf-info-box icon=”dfd-icon-pencil_1″ icon_size=”32″ title=”La passività è subdola, si traveste” subtitle=”è la rinuncia a dare il meglio di noi stessi”][/bsf-info-box][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_column_text]

La passività è tremenda, perché si traveste, è subdola. Anche dentro i nostri pensieri, fa finta di essere buon senso, equilibrio, maturità, prudenza. Ma no, è solo la strisciante rinuncia a dare il meglio di noi stessi.

Credere in se stessi non è affatto facile, ammettiamolo. C’è uno scarto tra la fantasia, la persona ideale che sogneremmo di essere, e la reale persona che abbiamo la possibilità di essere. E questo scarto contiene il primo alibi, visto che non posso essere un genio, un eroe, un supereroe, allora mi fermo qui. E vai di post su facebook, non rinunciare ai tuoi sogni, ma dove, ma che postiamo.

Cambiare se stessi non è affatto facile, diciamolo. Perché appunto non è un salto, oggi mi sveglio e sono un mito. È una costruzione, oggi un filino diverso da ieri. Il verbo cambiare viene dal greco kàmbein curvare. È piuttosto dura, e ci vuole del tempo, del fiato. Ma l’alternativa è la comatosità mediocre.

Cambiare il proprio modo di agire non è affatto facile. Sognare va bene, è fare che è tosto. Avere il coraggio di pensare cosa voglio, e costruirlo, essere in grado di trovare una zona di miglioramento significativa ma fattibile, un progetto e non un volo pindarico. Esporsi, rischiare, senza l’eccesso stupido e con coraggio. E con competenza, o costruendosi la competenza. Difficile. Ma vero.

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Anche solo questo vale la pena. Il cammino prima della invisibile meta.

Se la vita è un viaggio, qualcuno pensa di essere stato messo sulla corriera e di poter fare solo il passeggero. Non c’è mica bisogno che ti butti mentre va. Puoi scendere alla prossima fermata. Puoi imparare a guidare il pullman. Puoi fare amicizia coi compagni di traversata. Puoi camminare, fare l’autostop, sederti e ascoltare. Eccetera.

Anche la vita di lavoro è un viaggio. Non è una vacanza alle Hawaii, è un percorso tortuoso, ci sono contrattempi, tempi morti, contrarietà e disguidi. Ci sono molti chilometri a guardare fuori dal finestrino. Tutto questo è da godere, da guardare con occhi nuovi, attenti. Tutto cambia intorno a noi, a saperlo osservare tutto può contenere un frammento interessante e qualcosa da scoprire.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/4″][vc_single_image image=”15016″ img_size=”large”][/vc_column][vc_column width=”3/4″][vc_column_text]

Quali sono le stagioni di cambiamenti? Mah, probabilmente un po’ tutte. Adesso è inverno, sembra tutto immobile, invece il mutamento è in preparazione in ogni albero, in ogni filo d’erba. Per me è adesso la stagione del cambiamento, come sempre, solo a volte un po’ di più. Mi godo questo viaggio, contrattempi e tutto, e vi invito a farne un pezzetto con me. Insieme è più bello. A presto!

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