Ridere al lavoro

Feb 18, 2020 | Business Trail | 0 commenti

Un segno che hai una cultura positiva nel posto di lavoro è la risata. Semplicemente ascolta quante risate ci sono dove lavori. Ridere è un buon segno di positività. Puoi lavorare duro e comunque ridere e goderti di più la tua giornata di lavoro. Sam Glenn

Indubbiamente, ridere fa bene e non comporta controindicazioni col lavorare duro. E trasmette a clienti ed esterni l’immagine di una organizzazione positiva e vitale, per lo più. Di certo non ci motiva lavorare o frequentare come clienti posti in cui regna tensione, paura, indifferenza o sospetto.
Però ci sono tanti tipi di risata e alcuni non sono costruttivi di un buon clima e di una buona immagine. Ecco qualche spunto, in particolare su tre tipi di risata che non aiutano:

1. la risata fuori luogo,
2. la risata di scherno,
3. la risata della forca.

  1. La risata fuori luogo
    Una volta dovevo fare un piccolo intervento, una cosa ambulatoriale. Niente di che, ma dovevano farmi l’anestesia locale e intervenire con un bisturi, non ero spaventata a morte ma nemmeno rilassatissima. Quando arriva il mio turno entro in una stanza d’ospedale abbastanza stretta, affollata di medici e infermieri che schizzano qua e là, parlano ad alta voce e ridono fragorosamente alle battute del boss. Nessuno sembra prestarmi particolare attenzione, fanno domande e danno istruzioni continuando a parlare e ridere ad alto volume. Il mio disagio aumenta. Sdraiata sul lettino con la faccia mezza coperta da un telo, non posso vedere più di tanto né muovermi, l’udito è il principale mezzo di collegamento e quello che sento mi impaurisce.
    Questo è un esempio personale di cosa intendo per risata fuori luogo. Non c’è sintonia tra quello che vive una parte, il cliente, il collega, il paziente nel mio caso, e quello che esprime l’altra ridendo. Questa risata non è sintomo di una cultura del lavoro positiva, semmai di scarsa sensibilità ed ascolto, manca di empatia. Per chi ride non c’è problema, nemmeno si accorge del danno. Per chi non ride l’esperienza è segnata negativamente e ne resta la memoria. Il gradino tra i due vissuti può essere piccolo o grande, e fanno parte di questa categoria le risate che disturbano non perché urtano i sentimenti ma perché se alcuni ridono altri stanno lavorando.

  2. La risata di scherno
    Ridere alle spalle con intento di scherno è molto diverso dal prendere bonariamente in giro, la linea di confine non è nemmeno tanto sottile. Se l’intento è bonario i toni sono leggeri, il rapporto consente questo tipo di scambio e chi è preso in giro a sua volta può rispondere sullo stesso piano. Invece lo scherno prevede superiorità, infligge una ferita. L’effetto negativo su clima interno e immagine esterna è pesante anche se gli scherniti sono altri. Se io assisto a una risata di scherno che non mi riguarda, mica se la prendono con me, mi faccio comunque una idea di quelle persone e di quella organizzazione. Comunque niente mi garantisce che la prossima volta non sarò io, quella presa di mira.

  3. La risata della forca
    Questa è la definizione che diamo in AT* della risatina di auto-scherno, quando ridiamo di noi stessi in segno di imbarazzo o ci sminuiamo per essere accettati, tipo “Oh come sono coglione, ah ah ah”. La risata della forca non fa ridere nessuno, nemmeno chi la agisce, o se gli altri ridono è di imbarazzo. Se abbiamo commesso un errore, dimenticato qualcosa o causato un problema, cercare di alleggerire ridacchiando non è il modo migliore per affrontarlo. Molto meglio assumersi la responsabilità, scusarsi e cercare il rimedio. 

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