A ognuno la sua sbornia

Mar 9, 2018 | Investire su se stessi | 0 commenti

[vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17402″ img_size=”large”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]È di un paio di settimane fa la notizia che una rete televisiva ha contattato un proprio abbonato per chiedergli se stava bene. Era da troppo tempo davanti allo schermo, vedendosi una puntata dopo l’altra di una serie tivù (The Office, mai vista. Lui invece pare fosse arrivato al 188° episodio di seguito). Anche noi dall’altra parte dell’oceano ci siamo scatenati, ma guarda te, che razza di pericoli che si corrono al giorno d’oggi, pensa un po’ questi americani, quando dicono customer care non scherzano. Eccetera.

Allora a me è venuta in mente una volta che mi sono presa anch’io una sbronza colossale, una roba da temere per la salute.

Era estate, la settimana di ferragosto per la precisione. Avevo ventun anni, i miei erano via, mio fratello pure, gli amici anche, adesso non mi ricordo come mai a casa c’ero solo io. E la mia nonna che abitava al piano di sopra. Io quella settimana l’ho passata chiusa in casa (provate voi a stare in giro per Modena in agosto), sparandomi tutto, ma tutto, Cent’anni di solitudine. Tre o quattro volte al giorno la nonna veniva a vedere se respiravo, e dava da mangiare alla gatta.

Non so se era sano, e io una certa dipendenza da romanzi spessi e pieni ce l’ho tutt’ora. Però posso dirvi che è stata una settimana fantastica. Una sbornia permanente, in balla dalla mattina alla sera e fino a notte fonda, leggevo sul divano, in cucina, a letto. Smettevo sotto la doccia per ovvie controindicazioni, e sotto al getto la testa era piena di quei personaggi e delle loro storie. Praticamente, Modena Macondo tutt’uno. Il libro l’ho tenuto caro, lo vedete qui a fianco.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text](E comunque, vi sfido a leggere quel libro meraviglioso in un altro modo, basta un intervallo ci si confonde un attimo e non se ne viene più fuori. Per molti infatti, anche lettori incalliti, è inaffrontabile.)

Allora, la sbornia.

Ti immergi e non pensi più a niente. La sbronza di vino, di whisky, non so, com’è noto sono astemia. Quella di storie, magari anche televisive, sì la conosco bene. Dove voglio arrivare? A ognuno la sua. Lo so che sbronzarsi fa male, e chi si ubriaca di lavoro allora? O di fatica, o di stress? Voglio arrivare che forse facciamo troppo presto a farci caso delle sbronze degli altri (la nonna, in effetti, era un attimo preoccupata). E in tempi di impero dei media, si fa presto anche a diventare un caso. Mi sa che giudichiamo troppo in fretta.

E infatti, dopo un po’ si è scoperto che la questione era una bufala. La rete televisiva ha smentito, prendendosi comunque un bonus pubblicità.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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