L’osservatore

Gen 27, 2017 | Business Trail | 0 commenti

[vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]«Steve faceva accomodare i gruppi in una sala riunioni da venti persone, e loro arrivavano in trenta, determinati a mostrargli presentazioni PowerPoint che lui non voleva assolutamente vedere» ricorda Phil Schiller (collaboratore Apple). Così, una delle prime cose che Jobs decise, per quelle riunioni, fu proibire l’uso di PowerPoint. «Non mi piace che la gente faccia scorrere i lucidi di una presentazione, invece di pensare» avrebbe in seguito commentato. «La gente si confronta con un problema creando una presentazione. Io volevo che si impegnassero, che mostrassero le cose sul tavolo, anziché farmi vedere un mucchio di lucidi preconfezionati. La gente che sa di cosa sta parlando non ha bisogno di PowerPoint.»

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image source=”external_link” custom_src=”https://i2.wp.com/www.appletvitalia.it/wp-content/uploads/2015/10/steve-jobs.jpg?fit=1512%2C786″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Per molte aziende indire poche riunioni è motivo di vanto. Con Jobs se ne fanno invece molte: una seduta dello staff esecutivo ogni lunedì, una seduta per le strategie di marketing tutti i mercoledì pomeriggio e un’infinità di sedute per la revisione dei prodotti. Benché allergico a PowerPoint e alle presentazioni formali, Steve insiste sul fatto che riunire la gente intorno a un tavolo permette di esplorare le questioni da varie angolazioni e dalle diverse prospettive dei singoli reparti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]I due brani che vi ho riportato – dalla biografia di Steve Jobs di Walter Isaacson – dicono a mio parere cose importanti. Prendo parte a molte riunioni e non mi pare che questi siano concetti assodati, anzi, anche se sono passati anni dagli eventi narrati lì. Vedo spesso riunioni improduttive, a tratti francamente sgradevoli, tutto il contrario di quello che servirebbe per lavorare bene.

Il problema è come, come fare a migliorare nel concreto il momento del confronto comune, della produzione collettiva. Ci sono tanti aspetti, qui voglio suggerirne uno: la prossima volta fate l’osservatore.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”16399″ img_size=”full” onclick=”zoom”][vc_column_text]La Ninfa, Piazzetta San Giacomo, Modena[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Tutti noi ci troviamo in qualche riunione in cui non siamo direttamente coinvolti, o non più di tanto. Bene, invece di annoiarci e sopportare, quella è un’ottima occasione per osservare. Cosa sta succedendo? Meglio lasciar perdere il contenuto, il tema trattato, e concentrarci sulle relazioni, sulle dinamiche del gruppo. Chi interviene, chi tace, chi influenza e si fa influenzare, ad esempio. Se il lavoro è organizzato ed efficiente – non sulla carta ma in pratica, oppure è caotico e non coordinato, se ci si ascolta oppure no. L’osservatore si tira fuori momentaneamente dalla discussione e presta attenzione a come si sta lavorando. Individua con più obiettività punti di forza e di debolezza, non così è difficile se solo si adotta un punto di vista esterno, e poi fornisce un utile feedback, quando è il caso e semmai con tatto. È un formidabile, e semplice, strumento di miglioramento, soprattutto se non è sempre la stessa persona a farlo.

Occhio però, osservare non è giudicare. Fornire un utile feedback significa attirare l’attenzione dei partecipanti su cosa è successo, concretamente, e non dare giudizi su chi ha ragione e chi ha torto o chi sta sbagliando, perché non servono e non fanno migliorare.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Significa saper stare sui dati di fatto, ad esempio lui ha iniziato un discorso tre volte – tutt’e è stato interrotto e alla fine ha lasciato perdere, invece andare al giudizio, lui è stato soverchiato e gli avete impedito di parlare, ad esempio. La differenza non è così sottile come sembra. È vero, osservare senza giudicare non è facile, ma è un esercizio utilissimo. Provare per credere. E se vuoi approfondire o ti serve un confronto su questo tema, contattami con un messaggio o una mail, ti rispondo molto volentieri.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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