Lo sguardo di chi fa una foto

Feb 20, 2017 | Investire su se stessi | 0 commenti

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Quando scattiamo una fotografia il nostro sguardo si modifica.
L’inquadratura ritaglia uno spazio limitato e sceglie uno specifico punto di vista.
La selezione di una parte rispetto all’insieme, che facciamo continuamente senza accorgercene – e credendo così erroneamente di vedere tutto – diventa consapevole.
Oppure, se abbiamo scattato d’impulso, senza osservare, diventiamo consapevoli una volta che vediamo la foto, soprattutto se ingrandita su uno schermo o ancor più stampata, cosa rara ormai (i cellulari ci consentono molta libertà, ma insomma, hanno i loro difetti quanto a resa).

Il procedimento può essere applicato al nostro sguardo, anche senza macchina fotografica. Questo iter costituisce una grande parte del mio lavoro e puoi farlo anche tu, mentre leggi puoi sperimentare in diretta quello che sto descrivendo:
– seleziona una parte di realtà che ti interessa osservare, io in genere osservo una porzione di una organizzazione e le sue persone, ma lo sguardo ovviamente può andare dove credi (e per fare una prova adesso va bene anche qualcosa di minimo, la conversazione che hai avuto stamattina, ad esempio, con chi eri, come eravate vestiti, dove…);
– lascia fuori dunque il resto, prendi un campo di realtà limitato e resta lì. Il campo è collegato con il passato e con molti altri campi, ma lascia fuori tutto questo, l’operazione che stai facendo è diversa;
– fai lo scatto, ossia raduna in una immagine – che può essere mentale, un episodio dicevamo, ma anche una serie di dati, un grafico, una pagina di appunti, eccetera – ciò che stai osservando, identifica un punto, un momento, ma è un momento rappresentativo;
– osserva con attenzione cosa emerge, come se stessi riguardando una foto. Spesso ci si accorge di particolari che non avevamo notato, inoltre la si può mostrare ad altre persone e condividere le osservazioni;
– se hai fatto tutto ciò, sarà più facile ricordare lo scatto, non per niente parliamo di memoria fotografica, isolare un pezzo dal flusso costante di eventi e informazioni lo fa risaltare e aiuta così la memorizzazione.[/vc_column_text][ultimate_spacer height=”5″ height_on_tabs=”5″ height_on_mob=”5″][vc_single_image image=”16431″ img_size=”full” alignment=”center” onclick=”zoom”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][ultimate_spacer height=”10″ height_on_tabs=”8″ height_on_mob=”5″][vc_column_text]Se la porzione di realtà che vuoi o devi fotografare è un problema, troverai beneficio da questo procedimento, ne sono certa. Il nostro sguardo ha bisogno di essere accompagnato, rallentato e reso consapevole, soprattutto se il problema è complesso, o nuovo o al contrario annoso.

Bene, il problema che sto fotografando adesso è la mia settimana, oh fly… vado!

PS E’ interessante anche quando ci fanno una foto, che sia una immagine vera e propria o una descrizione in parole, di nuovo possiamo cogliere meglio qualcosa che altrimenti non è così facile vedere. Chiedi a qualcuno di farti una “foto” dicendoti cosa vede di te, o puoi farti un selfie, magari mentre sei al lavoro, e guardarlo attentamente…[/vc_column_text][vc_single_image image=”16430″ img_size=”full” alignment=”center” onclick=”zoom”][/vc_column][/vc_row]

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