L’anestesista

Giu 24, 2018 | Individual Trail | 0 commenti

[vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17473″ img_size=”large”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Prende la palla, la tiene, la rigira. Parte, prosegue, fa una deviazione, ma in sostanza è sempre lì.
Non gioca a calcio. È un conversatore. Che in effetti addormenta.
Parla e ogni volta riparte dall’inizio, aggiunge particolari, spiega tutto. Ma arrivare al punto è cosa lenta, deve seguire il suo personale filo logico, non importa se chi ascolta ha già capito, è già più avanti.
Resiste ai tentativi di arginarlo, di finalizzare, non molla. Se lo interrompi insiste, ah no, adesso parlo io.
E usa tante parole. A fiume, a torrente, a cascate del Niagara.
Non gliene frega niente di te, gli interessa di parlare, ritmico, involuto, pieno di subordinate. Ti sfianca, ti prende per sfinimento. Se gli fai di si con la testa, l’anestesista lo prende per un incoraggiamento, e va avanti, abbondante, iperinformativo, circolare, noioso.
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]In fin dei conti, è una forma di aggressività. Neanche così rara, questa settimana l’ho incontrata un po’ di volte. La prossima, non so. O mi porto un cruciverba. O lo franzo in mezzo al campo e mi prendo il cartellino giallo. Oppure glielo dico, parli troppo. Penso che si, farò così, coi dovuti modi s’intende.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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