La bontà è più facile da riconoscere che da definire

Dic 19, 2018 | Business Trail | 0 commenti

[vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]La conclusione

Benvenuti! Sono Mattia e lavoro nel Team Qualità di questo stabilimento. Per questa prima parte della visita vi accompagno io, poi altri colleghi della produzione vi illustreranno cosa facciamo e come lavoriamo.

Così è cominciata una bella giornata, l’ultima di un percorso di formazione e coinvolgimento di persone della produzione e del commerciale. Si è trattato di un’azione piuttosto originale, perciò vorrei raccontarvela. Ma partiamo dal principio.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17542″ img_size=”large”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Perché far entrare i clienti in azienda

Se tu fossi un cliente, ti piacerebbe vedere con i tuoi occhi come viene realizzato ciò che compri? E soprattutto ti piacerebbe conoscere la persona che progetta o produce quel prodotto, chi lo controlla, finanche chi lo confeziona e lo carica sull’automezzo che te lo farà avere? Se quel prodotto ti sta a cuore, sì, penso che ti piacerebbe. È vero che un cliente vuole più che altro mangiare un buon panino con un super salame o uno squisito parma, ma se vede dove e come quel salume è stato prodotto, può fidarsi più facilmente. E se chi lavora lì sta bene, è in un buon ambiente di lavoro, questo può interessare un cliente? Beh, chi sta bene lavora meglio, molto meglio rispetto a chi è trattato male, no?

Clai è una gran bella realtà. Ha lavorato duramente per raggiungere livelli tecnologici elevati, per mantenere eccellenti livelli di qualità intrinseca e standard ottimali di servizio.  Nel settore, carni e salumi, si impegna per il benessere degli animali e soprattutto delle persone. Quando ti alzi alle 3 del mattino, fai turni pressanti in catena, col coltello in mano a tagliare e rifinire, a legare a mano salami (il più piccolo pesa pochi grammi, il più grande diversi chili), giorno dopo giorno controlli lotto dopo lotto, applichi qualche migliaio di etichette, eccetera, eccetera, beh non è come lavorare in un ufficio spazioso con vista riposante, no? Eppure ci si può impegnare per avere condizioni positive, facilitanti. Luce, pulizia, ordine, ergonomia, rapporti interpersonali e clima complessivo, valorizzazione e considerazione di idee e suggerimenti, possibilità di cambiare, di crescere. Ma dall’esterno tutto questo non si vede. Comunque, anche le caratteristiche del prodotto e del servizio di Clai non sono così conosciute. Come di tante aziende che conosco, l’immagine esterna non corrisponde veramente alla sostanza interna. Ed è un peccato. Investire nel FAR SAPERE viene dopo il SAPER FARE, certo, ma a un certo punto diventa importante. E così siamo partiti.

 [/vc_column_text][vc_column_text]Tanti dipendenti, di reparti e funzioni diverse, sono i testimonial

I dipendenti presentano con orgoglio il loro lavoro e la loro azienda. Commerciale e Produzione sono alleate nel supporto al brand e nella fidelizzazione dei clienti. Miracolo! In effetti… non è semplice. Tuttavia i concetti di fondo sono validi: se nemmeno chi ci lavora parla bene della propria organizzazione e soprattutto dei prodotti che produce, come possono crederci gli esterni, clienti e consumatori? E se ciò che produciamo è fatto bene, quale miglior modo di comunicarlo di una visita agli stabilimenti in cui i clienti possono vedere concretamente, sperimentare dal vivo.

Solo che se una azione di trasparenza va a finire male, si trasforma in un boomerang di una certa portata. Se le persone che parlano con i clienti, ma anche al bar con un amico, non sono capaci di coinvolgere, comunicare e trasmettere… il testimonial diventa controproducente.

In generale, un operaio o un tecnico non sono proprio dei comunicatori. E anche le persone del commerciale, certo sanno parlare, ma spesso ripetono cose un po’ scontate, senza una vera abilità narrativa. Eccovi delineati obiettivi e confini del nostro intervento. Far diventare un bel numero di dipendenti testimonial. Tutte le persone che nel loro ruolo incontrano spesso interlocutori esterni, ad esempio nei punti vendita, durante fiere e manifestazioni, durante audit e ispezioni, nelle diverse attività di promozione e vendita, nelle visite aziendali. Incontrano clienti, consumatori, classi in visita (dalle elementari fino agli studenti universitari), veterinari, tecnici, consulenti, eccetera.[/vc_column_text][vc_column_text]Come abbiamo lavorato

Abbiamo coinvolto diversi gruppi di persone in un percorso di formazione per aiutarli a diventare testimonial efficaci dell’azienda e del prodotto. È difficile spiegare la bontà, e farlo in modo credibile. Ecco perché ci abbiamo lavorato parecchio e con attenzione.

Il taglio della formazione è stato il più possibile concreto, abbiamo fornito strumenti e sperimentato come applicarli. Abbiamo fatto varie esperienze, in cui i partecipanti erano contemporaneamente chi parlava e chi ascoltava, comunicatore e pubblico.

Quando parlo come risulto? Come mi sento mentre gli altri mi osservano? E io so osservare e comprendere le reazioni dei miei interlocutori? Questi temi li abbiamo affrontati su un piano profondo, di scoperta di se e dell’altro. Il giorno che ci siamo presentati con la telecamera, con tutto che l’avevamo concordato, abbiamo creato un po’ di tensione, poi l’hanno presa in positivo, va bene, proviamoci e vediamo come va, magari ci si diverte anche… e insomma, è stata una gran bella giornata, di simulazioni e riprese, poi rivedersi e apprendere, riprovarci e migliorare. A conclusione, abbiamo realizzato alcune giornate di prove pratiche sul campo.[/vc_column_text][vc_column_text]Com’è andata

L’adesione è stata grande, le persone hanno messo in discussione ciò che dicono quando parlano della loro azienda e dei loro prodotti, per definire e saper utilizzare un messaggio più chiaro e incisivo, che colpisce, che cattura l’attenzione. E soprattutto abbiamo rivisto i modi, più coinvolgenti e vivaci, con cui interagire con i clienti nelle diverse situazioni e nei vari ruoli.

L’adesione è stata ottima, ma a dir la verità un paio di persone ce le siamo perse per strada e un altro due o tre sono state sempre presenti ma un po’… defilate. Qualcuno ha detto apertamente che la timidezza non gli permetteva altro, e da un certo punto di vista è stato anche più apprezzato.

Durante le prove sul campo tutti hanno giocato un ruolo, piccolo o grande, per cimentarsi sul serio.

 

Cos’è successo nel frattempo

Invece delle barriere, io sono della qualità, lui è della rete vendita, lei è del magazzino,  l’integrazione tra funzioni è aumentata, questo è successo nel frattempo. La messa a fuoco che tutti siamo una parte necessaria, tutti interagiamo tra noi e con i clienti perché il risultato del nostro lavoro sia conosciuto ed apprezzato.

Serve perciò dire cose coerenti, su cui abbiamo discusso e ci siamo confrontati per essere veramente d’accordo, non una filastrocca imparata a memoria. E queste cose importanti le diciamo con uno stile comune e professionale. Anche su questo abbiamo lavorato, per trovare un taglio concretamente applicabile, giusto per valorizzare l’immagine aziendale ma anche che ci sentiamo adatto a noi, che non ci forzi in recite artificiali e poco efficaci.[/vc_column_text][vc_column_text]Com’è andata a finire

Beh, in sostanza è appena cominciata. Stanno lavorando a tutta per supportare il brand, per far sapere chi sono e come lavorano. Stanno realizzando manifestazioni, show cooking, incontri, visite aziendali. Fanno video, postano sui social, sono in tanti e ne parlano in giro. E sono in pista per il nuovo anno. Vogliono rendere il marchio Clai più conosciuto, per ciò che veramente rappresenta. E non è più un problema solo del marketing, è diventato un obiettivo condiviso. Da parte mia un grandissimo in bocca al lupo, mi sa che ne vedremo delle belle.

 

Dicembre 2018

 

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