Il tribunale delle nostre paure

Mar 31, 2017 | Emozioni | 0 commenti

[vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]In questo pezzo scrivo di genitori e figli, non si tratta di lavoro perciò se non interessa… saltate. Lo pubblico ugualmente sul mio blog professionale nella convinzione che siamo persone intere, al lavoro ci portiamo dietro ciò che siamo fuori, e vice versa.

Di tutti i giudizi inappellabili, quello del tribunale genitoriale è tra i più severi.
Da figli giudichiamo i genitori e siamo severi, quantomeno. Ci vuole del tempo per arrivare a dire, credendoci, che hanno fatto quello che potevano, quello che sapevano fare ed essere, visto chi erano e il contesto in cui sono vissuti. Ci vuole del tempo per assolvere i propri genitori dalle loro “colpe”, su alcuni punti io faccio fatica tuttora. Quando ce la si fa, si sta meglio.
Parlando di tribunale genitoriale però mi riferisco soprattutto a come noi giudichiamo noi stessi nel ruolo di genitore e lo facciamo, mi pare, ancora più severamente. Per questa corte non ci sono attenuanti, non c’è la prescrizione, un crimine commesso venti o trenta anni fa ti viene rinfacciato, da te stesso, infinite volte. Non hai saputo fare questo, quello. Gli hai causato questo problema, questa mancanza.
Andiamo a prendere un punto debole o un momento di crisi e lo trasformiamo in una prova di colpevolezza. Ti sei separato, hai lavorato troppo, hai litigato. Qualcosa con cui non hai fatto pace diventa una colpa che il tribunale genitoriale non dimentica, inutile appellarsi alla clemenza della corte. Quando ci giudichiamo parliamo a noi stessi in seconda persona, diciamo tu, e stiamo parlando di noi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”16499″ img_size=”full” onclick=”zoom”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Ci giudichiamo duramente per molte ragioni, preconcetti e aspettative. Molto ha a che fare con standard eccessivi, ognuno di noi vorrebbe essere il miglior genitore del mondo, è bello ma impossibile. Molto ha a che fare con le nostre paure. Che nostro figlio non diventi quello che vorremmo. Che non sia a posto. Anche quando diciamo “Voglio solo che sia felice”, anche questo è uno standard eccessivo poiché in ogni vita la felicità è discontinua, come minimo. Penso che la paura più grande, per molti di noi, sia vederlo soffrire. Di tutti i dolori di una vita, vedere un figlio star male è uno dei più tremendi, ci angoscia, ci terrorizza. Ovviamente, nostro figlio avrà una vita sana se saprà affrontare un po’ tutto, inclusa la sofferenza, che ha la sua funzione educativa e rafforzativa. Ma vattelapesca se è così che ci poniamo. Il giorno che riusciremo a dirci, credendoci, sono un genitore con capacità e limiti, ho fatto ciò che ho saputo e potuto fare, va bene così, sarà il giorno se non dell’assoluzione almeno della libertà vigilata. Il giudice, inestricabilmente connesso con il resto del nostro essere, sarà ammansito almeno un poco. Staremo meglio, quel giorno, e i nostri figli con noi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Vi saluto con un paio di versi di una vecchia canzone di Paul Simon  And I won’t be convicted by a jury of my peers | Still crazy after all these years  chissà, magari hanno innescato questi pensieri, insieme alla pulizia del frigo, che tardavo da settimane. Al mio giudice una cosa così basta e avanza per sputare sentenze. Di condanna ovviamente…[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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