Dov’è finito il cinico Andrea?

Mag 27, 2017 | Cambiamento | 0 commenti

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Mi chiamo Andrea, sono il responsabile del reparto xy, composto di trentotto persone. Il mio obiettivo è staccarmi dall’operatività, a questo corso vorrei imparare come.

[/vc_column_text][vc_row_inner][vc_column_inner width=”1/2″][vc_single_image image=”16583″ img_size=”large”][/vc_column_inner][vc_column_inner width=”1/2″][vc_column_text]Andrea mi guarda da sotto in su, con un occhio socchiuso. È seduto un po’ piegato in avanti, in un mezzo avvitamento. Parla poco, fa un gesto tipo hai capito, poi fissa il cellulare.

Nelle ore successive emergono altri segnali di sbrigatività, distrazione, qualche blanda provocazione. Ogni tanto si astrae, se ne va da lì pur restando seduto sulla sedia. O commenta col vicino scuotendo la testa. Non è la prima persona, e neanche la seconda, che incontro con queste caratteristiche, e, detto tra noi, in un certo senso mi assomiglia, ho, o avevo un tempo, alcuni tratti molto simili.[/vc_column_text][vc_column_text]È un’impressione. A un certo punto commenta ad alta voce,

Il coinvolgimento richiede persone disponibili e mature. Se hai a che fare con una maggioranza a cui non frega niente, solo prendere lo stipendio, è inutile.

Apposta che sarebbero da coinvolgere, gli dico, ma la sua posizione è io sono realista, tu nel mondo dei sogni, o quanto meno io non conosco il suo reparto lui sì. Tra me e me penso che il cinismo, anche oggi, si traveste da realismo e via, neanche ci si prova, e posso capirlo, Andrea non ha un compito semplice.

L’incontro prosegue, si dialoga, ci si confronta. Le difficoltà di fare i capi nelle aziende di oggi, le competenze e le sensibilità da affinare per migliorare clima e motivazione, il gruppo è numeroso e molti la pensano più o meno come Andrea, siamo realisti e tu hai visto un bel mondo.[/vc_column_text][/vc_column_inner][/vc_row_inner][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Poi succede che dico una cosa e vado a colpire un punto sensibile. Andrea si siede diritto, smette di giocherellare. Qualcosa gli interessa, ha visto, penso, uno spunto utile, che potrebbe applicare.

Da quel momento mette la sua intelligenza nel corso, anche negli altri incontri resta dentro e ci si coinvolge, ci mette anche il cuore, fa domande, obietta, lavora nelle esercitazioni e si confronta. Fa fatica, mi pare, a lasciare i pregiudizi negativi, quelli sugli altri e più ancora quelli su se stesso, lascia comunque aperto uno spazio di ascolto.

Giorni dopo il Direttore generale di quell’azienda mi chiede come va il corso, mi dice che ha raccolto pareri positivi tra i partecipanti e da Andrea.

Strano, lui è sempre piuttosto ostico e stavolta era… quasi entusiasta, non lo riconosco, dov’è finito il cinico Andrea.

Non ti preoccupare, c’è ancora, gli ho risposto. Solo, stiamo vedendo la dolcezza sotto la buccia dell’ananas.

Una dedica allora, non so di chi sia questa frase ma la trovo bella: Chiunque può ricorrere al placido cammino verso il cinismo, ma lo scosceso sentiero verso l’ottimismo è solo per i coraggiosi. Con buona pace del realismo, che quando è vero è utile e quando è un pregiudizio negativo no. Saluti![/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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