Copriti bambino

Dic 23, 2016 | Emozioni | 0 commenti

[vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Dopo cinquanta e passa natali, non starei qui a contarli, mi sono un po’ stufata.
Non vedo il lato festoso, solo la rincorsa.
Sarà perché intorno a me noto più che altro stress.
Sarà per la commessa che ieri mi ha trattato male nel negozio di cioccolato, circondata da tanta dolcezza stonava e ce n’è voluto per ricondurla.
O per le e-mail che arrivano a pioggia, a catena di montaggio. Le sento mandate per dovere, due righe senza un minimo di cuore, tre lustrini che lampeggiano.
Sarà il traffico o i vecchietti che intasano le corsie del supermercato ai due allora. Sarà la roba comprata che non serve, o quella montagna di malinconici clementini.
O sarò io.
Mi scuso con chi ama il natale, appende lucine dappertutto e decora a palla, letteralmente, a me mi vien l’orticaria. L’altro giorno a Bologna ho trovato in mezzo alle luminarie una ferramenta che non aveva niente, neanche un buone feste in pannolenci, a momenti entro per congratularmi. Son stufa.
Poi mi passa, eh. Farò anch’io la mia parte al pranzo di famiglia, ospiteremo lo zio ormai spiaggiato, faremo un brindisi e prenderò allegramente le battute sull’acqua minerale nel mio bicchiere. E metteremo anche le canzoni natalizie. Ma uff.

Solo due cose un po’ mi riconciliano.
Una è che gli umani si inventano le luci nei giorni più bui dell’anno. Questa capacità di cambiare le cose, di incidere, per me è meravigliosa – anche se non sempre va a buon fine. E l’altra è che il simbolo al centro di tutto è un neonato. Un bambino minimo, indifeso, che è l’immagine del potenziale, e dell’innocenza. Io i bambini li ho sempre considerati importanti (sono stata una lupettara convinta, una mamma ancor più convinta – cioè, lo sono ancora ma adesso è grande). Sono in parte bambini anche tutte le persone che incontro, paure e slanci, fame di carezze e immaginazione. Sono in parte una bambina pure io, compreso lo sbuffo scritto qui. È un pezzo prezioso di me che proteggo con cura, e lo farò anche in questi giorni. Lo terrò coperto, che tira un brutto vento e l’aria ghiaccia fa battere i denti.
La luce, il bambino, allora. Va beh. Buon Natale.[/vc_column_text][vc_video link=”https://www.youtube.com/watch?v=EpWNfFMknkQ”][vc_column_text]

Quacet putèin c’a tira un bròt veint, che l’aria giazza la fa sbatter i deint…                            

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gli umani si inventano le luci nei giorni più bui dell’anno

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