Nell’estate del 2016 ho viaggiato per tre settimane in Tajikistan, con una breve puntata a Samarkand e Bukhara, in Uzbekistan. Ho riportato molte impressioni da questo viaggio, che vorrei condividere qui con qualche foto e qualche pensiero. Sono paesi poveri, soprattutto il Tajikistan – soprattutto il Pamir, e sono paesi complessi, non voglio farvi un riassunto, solo riportare qualche passaggio. Per me, per poter ripercorrere queste strade e sentieri tra un po’ di tempo, e per chi avrà voglia di viaggiarci anche solo dal web.

L'altopiano più alto del mondo

così diceva il libro di geografia delle medie

Cominciamo dai paesaggi.

I colori e gli spazi in Pamir sono spettacolari, grandezza e aria e luce dappertutto. E’ pieno di acqua, fiumi e torrenti che scendono dai ghiacciai, le montagne intorno sono sui 6.000 metri, strade e villaggi sono sui 3.000. Tanta acqua e tutto arido (!) ogni campo è strappato alle pietre e irrigato con determinata pazienza. Comunque, a tremila metri crescono grano, pomodori e albicocche (!!).

Le foto, per quanto fatte da me, rendono. Quello che si vede, in ore e ore di sobbalzi in fuoristrada, e in ore di cammino sul sentiero, è così. Ed è meraviglioso. Viverci … è un’altra storia e d’inverno si va a meno 40°. (Le immagini scorrono, o se lo preferite cliccate sui pallini).

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L'ospite è un dono

gentilezza, tolleranza, curiosità e molto altro di buono sulle persone del Pamir

In Pamir non hanno quasi niente. Non ci sono boschi, nè legna. Ci sono pali e cavi, ma le centrali URSS non funzionano più e non c’è energia elettrica centrale, le famiglie se la autoproducono con mini centrali idroelettriche, che al massimo fanno andare una lampadina fioca o ricaricano il cellulare (prima telefonata da un mobile nel 2015 nella Bartang Valley, la linea fissa non ci è mai arrivata). Il cibo è scarso e quasi tutto prodotto lì. Le strade … non ne parliamo, guardate le foto precedenti. Non ci sono farmacie, nè ospedali. Ovviamente non ci sono nemmeno hotel o pensioni, siamo stati ospitati nelle Homestay, ossia una famiglia affitta la propria casa … e va a dormire dai vicini.

Bene, queste persone sono incredibilmente gentili ed ospitali. Considerano l’ospite un dono e ci hanno onorato con tutto ciò che avevano: il cibo migliore, la musica, i racconti  – molti a gesti. Tutti quanti ci hanno accolto con cordialità spontanea e curiosità gentile, ci hanno fatto domande e ascoltato, la guida traduceva. Non esagero. Le persone incontrate là, così di sfuggita, sono tra i ricordi più belli di questo viaggio.

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Moschee, Madrasse e mercati

Samarkand e Bukhara, il turistico Uzbekistan

A poche ore di auto di distanza, l’Uzbekistan è un paese del tutto diverso. Più ricco, sviluppato e turistico, ci ha offerto le comodità che desideravamo (un bagno, un letto, una doccia al chiuso, una bottiglia d’acqua… cose così) e ci ha stupito per i suoi monumenti. Restaurati brutalmente, brillano al sole e risultano un po’, come dire, belli ma taroccati, ecco.

Non l’Ark, la fortezza a Bukhara, quella si staglia splendida e mi fatto fare un salto di gran meraviglia, guardate la foto.

Ma sono contenta di esserci andata. Passeggiare per le strade, immaginare le carovane sulla via della seta, Vecchioni in sottofondo nella mia testa, e Bocelli al tramonto sparato penso dalla ProLoco, è stata una esperienza più rilassante per concludere un viaggio stupendo ma piuttosto duro. Anche fare la turista classica mi piace molto.

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Di tanti aforismi e citazioni sul viaggio, una mi è cara, e ce l’ho avuta in mente spesso durante questo. E’ di T.S.Eliot.

Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza, per conoscerlo per la prima volta.

E’ lo sguardo, ciò che conta, mi pare. O tutti i cinque sensi. Invece del giudizio, la percezione, la sensibilità e l’attenzione. Cose che in viaggio vengono meglio, mi pare. E se le rialleniamo poi ce le ritroviamo pronte anche a casa.

E questa sono io. Viaggiare e camminare, due delle cose che più mi fanno felice, mi vedete. Nella foto a sinistra stavo salendo al ghiacciaio sopra Roshorv, Bartang, ed è stata una gran giornata. Ero sola in qualche tratto, con qualche compagno di viaggio in qualche altro, il fiato corto – camminare a 3.400 non è proprio la mia specialità, le gambe andavano, il cuore anche e non solo per l’altitudine.

Infine, un viaggio è fatto tanto anche dai compagni. Possono renderlo divertente e pieno, come hanno fatto Lucilla, Gabriella, Maura, Chiara, Anna Maria, Marina, Giorgio, Sergio, Massimo, Simone, Daniele, Davide, Gianni, Tohir, Nazar, Topchi (???), Nuralì, a loro un grande grazie di cuore.