EVO SI. 20-25. In Bolivia i manifesti elettorali sono dipinti direttamente sui muri, come in tutto il Sudamerica. Le cinque semplici lettere che incitano a votare il Presidente uscente sono dappertutto, non c’è più un pezzetto libero per gli altri candidati. E, purtroppo, non ci sono neanche i candidati.

Nel 2009 la Costituzione boliviana è stata modificata, il paese è diventato uno Stato Plurinazionale. Indigeno ed ex coltivatore di coca, dal 2005 Evo Morales è stato il protagonista di questo processo di riconoscimento. Quechua, Aymara, Guaranì ed altri 32 gruppi etnici nativi, tutti sono molto attaccati alle proprie origini, lingua, religioni e culture e per loro è stato un trionfo. All’epoca. Solo che poi le cose sono cambiate.

Allora, noi in Bolivia abbiamo parlato con un sacco di gente, autisti, cuoche, ristoratori, guide turistiche, gente in attesa alla stazione. E prima o poi il discorso andava sempre a finire lì, in politica. Ovvio, il prossimo ottobre si vota (in primavera, come da noi) e il tema è caldo, anzi, caliente. E tutti, ma proprio tutti, ci hanno detto che Evo era, è stato un buon presidente. Ma che ora no, si sta trasformando in un dittatore. Soprattutto trovano odioso che abbia esteso il numero di mandati (massimo 2 in origine, abbondantemente scaduti), che privilegi i suoi, gli Aymara, e soprattutto che chiuda gli occhi davanti a ogni scempio pur di avvantaggiare la sua combriccola (un film già visto, giusto?). E tutti, ma proprio tutti, sono d’accordo: Evo vincerà comunque le prossime elezioni, perché non c’è nessun altro candidato, nessun antagonista in grado di  contendergli la poltrona. Proprio triste.

Un fatto è certo, il suo faccione è dappertutto. Una nuova scuola? L’ha fatta Evo. Nuova strada? Evo. El Teleferico (il sistema di funivie a La Paz, di cui parlo in un altro post…) è merito suo, lo dice la gigantografia ad ogni stazione. Anche il nuovo campo da basket nel minuscolo villaggio… avanti così, avete capito. Ce lo vedete Mattarella che mette il suo ritratto fuori dal cantiere della TAV, per dire?