Venti giorni in giro per Bolivia e nord del Cile (Atacama) hanno innescato una valanga di emozioni, associazioni e anche qualche riflessione. Un po’ per smaltire il jetlag e un po’ per restare ancora dentro al viaggio, mi metto qui e scrivo. E anche per condividere, se vi va.

Sono stata per tre settimane quasi sempre sui 4 mila metri di altitudine, che richiede un certo adattamento mentale e fisico. La vita lassù è parecchio diversa, non ci sono le solite comodità e nessuno ha il riscaldamento, del resto non c’è nemmeno uno stecco da bruciare. Ma quello che si può vedere e le persone che si incontrano valgono ben la pena. La luce è diversa, i gesti sono più lenti, e più importanti. Le risorse sono poche e la compagnia rara, si finisce che si pensa di più e si parla volentieri.

La colonna sonora: Alturas, canzone famosissima degli Inti Illamani, oltre che, letteralmente, il contesto di tutto il viaggio.

PS Dimenticavo. In Bolivia non si trovano tracce di Che Guevara. Ho visto un mural, uno, e un signore con la sua immagine sulla giacca, basta. A quanto pare, il problema è che qui il Che è stato tradito e ucciso, si preferisce non ricordare questi fatti… incresciosi. E a forza di non pensarci, ci si riesce pure, anche io me lo stavo scordando.

Del tanto che vorrei riportare, ho deciso di sfrondare a sei veloci testi, ciascuno accompagnato da un po’ di foto. Non è un reportage del viaggio (se ne trovano di ottimi in tutti i siti dedicati), ho scelto arbitrariamente sei angolature che per qualche ragione mi hanno colpito. Ecco qui.

APRIRE GLI OCCHI E L’ANIMA

la meraviglia dei colori boliviani, l’asprezza del gelo, il sole che brucia e una laguna di fenicotteri rosa

TRAMONTO DI UN LEADER

Evo Morales e i frammenti di un sogno di migliaia di indigeni, che lo voteranno comunque il prossimo ottobre

DUE EMPANADAS PER PRANZO

in Bolivia i mendicanti sono pochi, in compenso chiunque ti vende qualcosa, soprattutto le donne

FERMO LÌ

bambini boliviani, alieni di un altro mondo; o forse no.

LA PAZ, TELA DELL’ASSURDO

un tuffo nella megalopoli più sorprendente e pazzesca… anche se il suo nome vuol dire tutt’altro

¿ALGO MÀS TIMONETA?

tre giorni in Chile, nel mitico Atacama, dove volevo andare da esattamente trentatré anni

E prima di andare avanti, un grazie grande a Marco, Cristina, Paolo, Stefano, Elisabetta, Laura e a Manuela, mitici compagni di viaggio. Che la strada vi sia propizia, a presto! Simo