In finlandese, neve si dice lumi. In lingua sami ci sono una quarantina di termini almeno secondo google (per i curiosi metto il link al glossarietto).

Per quanto ho visto e toccato io, la neve di lassù è diversissima dalla nostra. Una polvere fredda e sottile, quando ti si posa addosso non bagna. A -9 l’aria è una sberla secca, la neve fa un rumore sgranato. Non si scivola, ma basta uscire dalla traccia battuta per affondare con tutta la gamba.

Siamo dirette alla chiesetta nella natura selvaggia, o, visto che ci cimentiamo col finlandese, alla Pielpajärven erämaakirkko. Tutta di legno, sembra un castello in miniatura, dentro i banchi scolpiti e i libri delle preghiere surgelati. Funziona, la chiesetta, anche se a quanto pare solo per Pasqua e per i matrimoni. Visto che il villaggio più vicino è a 7,5 km, sposi e parenti ci andranno in motoslitta (?!). Noi salutiamo il gruppetto che pesca nel lago gelato, star lì fermi a aspettare che abbocchi ve lo raccomando, e ripartiamo dopo uno spuntino (la barretta più difficile da masticare della mia vita). Cammino e ho caldo, ma i capelli che sfuggono dal berretto sono fili gelati e mi sono spuntate le gote di Heidi.

Non solo la neve è diversa, anche i pini. Intanto sono in pianura, che da noi non esiste. E poi ce ne sono di molti tipi, ad esempio uno che sembra un ombrello chiuso conficcato nel terreno. Ha tutti i rami piegati verso il basso, non so se per il peso o se è così il modello, per scaricare meglio i blocchi bianchi. Che non è mica facile, ‘sta neve impalpabile si ammassa e non se ne va, non è come la nostra che dopo un po’ si spappola, guardate il paletto segnavia. A proposito, il sentiero finlandese è segnato benissimo.

Bello, eh, ma tosto! sto trekking, quando arriviamo al Siida, il museo sul popolo Sami (super), crolliamo a sedere sulle scale… il museo riusciamo a vederlo solo dopo il tè.