Le due capitali sono state la prima tappa del nostro viaggio, qui le ho messe per ultime perché sono, mi pare, mete più simili ad altre. Belle però. Tallin con i vicoletti e i tetti colorati, Helsinki coi vialoni e i palazzi antichi alternati agli edifici moderni, parchi e laghetti.

La vita in Finlandia costa cara, un caffè facilmente lo paghi 2,50 euro, per fare un esempio. Così molta gente si fa una gita e va a prendere birre e liquori a Tallin, l’Estonia è a meno di due ore di nave.

Su questo barcone che sembra una fiera, con i ristoranti e gli animatori, la maggior parte delle persone inizia con un birrone alle 8 del mattino. Nel viaggio di ritorno son tutti carichi di casse di alcolici e tronchi (ubriachi duri, come si dice a casa mia), con gradazioni di reattività che vanno dalla tristezza inebetita all’aggressività pretestuosa. Non è un bello spettacolo, lascia stare.

Preferisco ricordare il mercato coperto col kebab di renna (10 euro a panino), la chiesa scavata nella roccia, i bar carini legno e colori scandinavi, le forme aggettate di Alvar Aalto, la tranquillità della passeggiata freddissima nella breve luce e la signora vestita di rosso sul ponticello pieno di lucchetti, questa moda è arrivata anche al nord.