Secondo google maps, se da casa mia ci mettiamo in macchina, direzione nord, dopo 611 ore e 3.017 chilometri arriviamo a Kemi, sul Golfo di Botnia. Qui ci aspetta l’unica rompighiaccio al mondo aperta ai turisti (dobbiamo andare veloci però, che la Svezia ne sta approntando un’altra).

Sulla nave tutto funziona come un orologio, le cime sono addugliate perfettamente e il salmone al buffet è ottimo. Ci sono le scialuppe coperte, nel caso servano bisogna liberarle dalla neve.

All’ora del bagno, a gruppi si indossa una bella tutona da gabibbo e via, giù per la scaletta. Ci si siede sul bordo del laghetto e si scivola dentro, l’assistente mi prende per la collottola e mi da una mano a entrare senza spruzzi. La tutona galleggia che è una meraviglia e se qualcuno ha bisogno lo pescano con un rampino. Dopo un po’ è ora di uscire, solo che non lo capisco dalle grinze sui polpastrelli ma dal gelo alle chiappe. L’inserviente aiuta i bagnanti nella risalita, flop, in un attimo ti ritrovi a fare il tricheco sulla riva, non si fa neanche fatica. Ecco fatto il bagno lappone, che ti fa sentire un biscotto intinto nel te freddo.

Quando i temerari più alti di 1.45 hanno provato l’ebbrezza si riparte. Passiamo dal buio pesto al rosa (salmonato ça va sans dire) che si riflette nell’acqua, tutti a prua a vedere il canale che scaviamo nel mare solido, e a prendere un bel vento.

Alla fine ci meritiamo il diploma: “Per aver partecipato a operazioni rompighiaccio in condizioni artiche” dice, firmato Petter Tahtinen, capitano.